Verso la modernità
Al periodo Edo, caratterizzato da una politica di isolamento, seguì il periodo Meiji (1868-1912), un’epoca di rinnovamento politico e apertura verso l’esterno, in particolare all’Occidente, contraddistinta da una corsa alla modernizzazione.
Agli inizi degli anni Settanta dell’Ottocento fu inaugurata la prima linea ferroviaria; circa una decina di anni dopo, nel 1885, nella stazione della città di Utsunomiya da cui partiva un treno per Ueno, un quartiere di Tokyo, cominciarono a essere venduti gli ekiben (駅弁). I bento della stazione – questo è il significato di ekiben – erano costituiti da un paio di onigiri ripieni di umeboshi (梅干し), prugne sottaceto, accompagnati da fettine di takuan (沢庵), del daikon essiccato e conservato anch’esso sottaceto, avvolti in foglie di bambù.
L’impiego di nuovi materiali portò alla fabbricazione nel periodo Taisho (1912-1926) dei primi bento in alluminio, che conobbero un notevole successo durante gli anni della Prima guerra mondiale. Avevano un prezzo minore rispetto a quelli in legno laccato, erano leggeri, resistenti, facili da pulire e, soprattutto, pratici da portare al lavoro.
I bento, da intendersi come piatti pronti, hanno conosciuto un grande successo soprattutto a partire dagli anni Ottanta quando in tutto il Giappone si sono diffusi a macchia d’olio i konbini, i negozietti di vendita al dettaglio, e i microonde.
Oggigiorno, tuttavia, si assiste a un ritorno al passato: ai pasti precotti molti giapponesi preferiscono impiegare sempre più tempo ai fornelli per preparare il proprio pranzo al sacco, richiuso in comodi bento di plastica avvolti nel furoshiki, un quadrato di stoffa adoperato per trasportare vestiti, regali e oggetti vari.
E voi avete visto il mio bento? Quanto è goloso?